Disponibile online il nuovo White Paper Stretta sulla privacy: vita dura per le truffe on-line sulle novità introdotte dal Decreto Legislativo 93 del 14 Agosto 2013

Sono entrati recentemente in vigore una serie di interventi legislativi volti a migliorare la tutela della privacy. Le novità sono sicuramente significative e riguardano potenzialmente ogni società impegnata in un’attività commerciale. Vediamo nel dettaglio cosa prevede la nuova normativa.

Cambia la normativa, infatti, per i reati che contemplano la frode informatica con sostituzione di identità digitale, la falsificazione di carte di credito e i delitti sulla privacy.

Per queste violazioni infatti può configurarsi la responsabilità delle società a norma del D. L. 231/2001: non ci sarà quindi soltanto una sanzione penale diretta per il manager o il dipendente che si è reso in prima persona colpevole della condotta criminosa, ma scatterà anche una sanzione amministrativa per la società di cui fa parte (a cui si contesta una sorta di “responsabilità oggettiva”).

Per i primi due reati, la frode informatica con sostituzione d’identità digitale e la falsificazione di carte di credito, non ci sono conseguenze rilevanti a livello operativo. Diverso il discorso per quanto concerne i delitti riguardanti la privacy: la società infatti andrà incontro a sanzioni anche se un suo dipendente dovesse trattare in modo illecito i dati dei clienti.

Risulta chiaro come questa eventualità possa riguardare qualsiasi attività, modificando in modo permanente il comportamento di chi opera online. Per prevenire la sanzione infatti per le società non sarà più sufficiente adottare i modelli 231 previsti nel Dlgs del 2001: ad essi dovranno essere affiancati i nuovi modelli organizzativi, necessari proprio per contrastare i reati di nuova introduzione.

L’intento della norma è quello di accrescere nei consumatori la fiducia nell’utilizzo dei servizi online, limitando le frodi che oggi comprimono un settore senza dubbio in rapida espansione. La sanzione infatti può raggiungere proporzioni notevoli: il giudice può comminare una multa compresa tra le cento e le cinquecento quote (la quota può avere un valore compreso tra i 258 e i 1.549 euro), con una sanzione che può quindi oscillare tra i 25.800 e i 774.500 euro.

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